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UNA MONOGRAFIA PER FRANCOIS COTY, IL RE DEI PROFUMI
Si festeggia il centenario dalla fondazione della Maison Coty con l’uscita di una monografia che rende omaggio al suo creatore, l’omonimo “genio” dei profumi: François Coty.

Francesca Giomo

L’unico odore al mondo che lo faceva sognare era il profumo del caprifoglio, così la pensava François Coty (1875 – 1934), il genio delle essenze, di origine corsa e lontano parente di Napoleone, che nella Francia della prima Haute Couture fu acclamato ”Imperatore dei profumi”.

E per festeggiare il centenario dalla nascita della leggendaria Maison Coty, la casa editrice parigina Assouline ha pubblicato una monografia dedicata all’eccentrico “alchimista”, curata da Elisabeth Barillée, con fotografie di Keiichi Tahara: ”Coty: parfumeur et visionnaire”.

Il libro potrebbe diventare un oggetto “indispensabile” per coloro che non solo amano i profumi, ma anche il contesto culturale, artistico e storico in cui Coty creava le sue fragranze, quella magnifica epoca, il Liberty, che in Parigi aveva trovato la sua “anima” e viceversa.

Eleganza, raffinatezza, eclettismo e pensiero eccentrico si aggiravano per le vie della “Ville de Lumières”, e con disinvoltura il giovane Coty, giunto nella capitale dopo il suo apprendistato a Grasse in Provenza, diventava il re delle essenze. Artista, ma non solo, ”le parfumeur” aveva colto in pieno le esigenze e i vezzi femminili, incantando le donne con i suoi flaconcini preziosi, fatti appositamente confezionare per lui dal gioielliere René Lalique, uno dei più rinomati artisti dell’Art Nouveau.

Grazie alla sua lungimiranza, il profumo divenne un oggetto di culto, inseparabile, nella ricerca esasperata della bellezza, facente parte della poetica di quegli anni, dal contenitore che lo rappresentava. Lalique creava per Coty veri e propri gioielli di vetreria, tra cui Cyclamen, il primo flaconcino pensato ad hoc per le essenze del suo vicino di “bottega”. Nel 1908, infatti, Coty aprì il suo laboratorio a Parigi in Place Vendome, al numero 23, di fianco a quello di René Lalique. Fatalità? Forse, ma sicuramente, bravura a parte, non fu casuale il loro successo, ciò che pensava Coty della sua “arte” era fin troppo chiaro:

“Dai a una donna il prodotto migliore che riesci a realizzare, proponilo in una bellissima confezione di grande gusto, fallo pagare un prezzo ragionevole e sarai testimone della nascita di un successo mai visto al mondo".


(20/10/2004) - SCRIVI ALL'AUTORE


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